Dopo essermi gustato l’intera serie con il favoloso doppiaggio giapponese (sottotitolata) non posso che avere parole di elogio per la Gainax che ha spremuto lo spirito dei vecchi cartoni robot giapponesi riproponendo un opera in maniera ancora più esaltante e divertente. La storia non sarà quello che può sembrare dalle prime puntate.
I più amatori del fumetto e dei vecchi anime non potranno che apprezzare lo stile fumettistico di molte scene (vedi seconda immagine sopra), mentre dovrete dimenticare la vostra razionalità e le vostre critiche adulte su “questo non è fisicamente possibile” ecc.. Lasciate prendervi dalla passione e dalla fantasia dela storia. L’anime infatti non ha quello stile robotico all’ Evangelion, che propone un ipotetico futuro e una ipotetica tecnologia avanzatissima ma credibile, questo che avete davanti è tutt’altro, un anime in stile Shin Getter Robot The Last Day, d’ azione, di passione, schizzato e divertente, ma mai eccessivo ed a volte commovente. E come nella migliore tradizione dei bei cartoni giapponesi il cattivo non è mai il cattivo per antonomasia ed ogni personaggio ha una sua umanità e un suo senso logico, da questo non ne può che beneficiarne la storia che diventa appassionante e seguibile.
Ed infine voglio elogiare l’animazione che è semplice, dinamica e veloca. Non si spreca nei dettagli e ricorda quello stile anni 80 di Mazinga o Jeeg Robot, le trasformazioni, le unioni. I robot hanno le loro “espressioni” e danno forma al carisma del pilota, praticamente agli antipodi cè Patlabor. Le musiche, molto belle. Il finale mi ha commosso.
Informazioni
Al momento sta andando in onda sul digitale terrestre di Rai4, ma a novembre dovrebbe uscire anche il DVD in italiano della prima metà della serie.
È stato prdotto anche il lungometraggio come potete vedere dal primo trailer qua sotto, ma non consiglio di guardarlo se non prima di essersi gustati tutte le 27 puntate. Il lungometraggio non è altro che un riassunto della prima metà della serie senza variazioni significative però molti aspetti ed episodi divertenti vengono a mancare. Le scene dei combattimenti finali contro i tre generali rimasti che nella storia sono separate, nel lungometraggio si svolgono in un unico contemporaneo duello, è l’unica differenza.
Totoro è la metafora della vita, interpretato spesso come uno spirito kamishintoista: la sua casa, l’albero di canfora, è un jinja, santuario shintoista con un torii e delimitato da shimenawa, corde di paglia di riso intrecciata usate per la purificazione rituale nella religione shintoista. In realtà non si riesce a distinguere la «realtà» dal «sogno», in tutto il lungometraggio: ad esempio la notte dell’arrivo di Totoro nel giardino delle bambine i germogli crescono fino a diventare un albero colossale, che il giorno dopo sparisce e lascia il posto a dei normalissimi germogli, lasciando alle bambine il dubbio che nulla sia realmente accaduto nella notte. La “Nonnina”, non a caso, non ha un nome: sembra essere l’archetipo della nonna comprensiva e buona che si prende cura dei bambini con infinite riserve di amore, che trae dal proprio rapporto sereno con la natura, dimostrato dal suo giardino, che è un «monte di infiniti tesori», frutti della terra addirittura miracolosi.
Regista, autore di numerosi cartoni animati e di manga (fumetti giapponesi), Hayao Miyazaki ha conosciuto con le proprie opere un enorme successo in patria, accolto con entusiasmo da pubblico e critica, ma in occidente è rimasto a lungo poco conosciuto fuori dagli ambiti specializzati.
« La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi. »
[22:50:01] Wladimir: è bravo
[22:50:05] … se vede che sa recitare
[22:50:10] … poi quel rumore di sottofondo
[22:50:13] … di fruscio continuo
[22:50:21] … denota una cura nei particolari
[22:50:29] … di altà raffinatezza
[22:50:40] Ghigno: radice quadrata di 2
[22:50:50] Wladimir: ma che forse molti ignoranti malelingue potrebbero interpretare
[22:51:11] … come fruscio di fondo causato dai pessimi apparecchi di registrazione!
Sicuramente un bellissimo anime, come Miyazaki sa fare, molto migliore del Castello errante di Howl il quale mi è sembrato visivamente bello ma dallo storyboard tirato via e confuso, che stenta a decollare. Non aspettatevi i livelli della città incantata, ma se vi è piaciuto il capolavoro Totoro, potrete respirare nuovamente quelle atmosfere semplici e fantasiose.
L’anime è dedicato forse a un pubblico più fanciullesco ma con un arte e passione apprezzabili ad ogni età, come è apprezzabile il cambiamento artistico che tende a rinnovarsi, abbandonando lo stile raffinato e particolareggiato dai colori forti e vivaci e puntando ad una colorazione più tenue con sfondi che a volte sembrano disegnati con le matite da un bambino rimanendo però sempre bellissimi e perfettamente integrati con l’animazione.
La storia, molto semplice e godibile si apprezza anche per la cura nel dettagliare le azioni del protagonista, come quando Sosuke cerca di nascondere il secchio o quando parte con la barca insieme a Ponyo.
Oniriche alcune scene; come quella della mamma con il figlio in braccio sopra la barca dove Sosuke e Ponyo incontrano a metà della loro navigazione e con i quali si fermano a parlare.
Il volo; non manca l’accenno, come si vede dal promo, il protagonista sembra volare via con il vento durante la tempesta ma viene ripreso dalla madre. Allo stesso modo sembra quasi volare Ponyo mentre corre e salta sulle onde per raggiungere Sosuke.
Il pubblico? Purtroppo la misconoscenza di questo grande maestro dell’animazione giapponese nel nostro paese e gli orari proposti per la visione del lungometraggio (all’ Europlex UCI Cinema d’Arezzo solo il pomeriggio) potrebbero farvi finire in una sala piena sopratutto di bimbi, ma va bene lostesso.
CURIOSITA’
Il villaggio sul mare in cui vive Sosuke è ispirato alla cittadina di Tomonoura, in cui Miyazaki visse per due mesi nel 2004. L’aspetto di Sosuke invece riprende quello di Gorō Miyazaki, figlio di Hayao, quando aveva 5 anni.
[...] Contro il riduzionismo che colpisce tutto il cinema di animazione, definito sbrigativamente dai senza anima “cartoni animati”, si leva in alto e sopra e sotto la superficie del mare Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki. Mai rassegnato all’impiego della tecnologia digitale, il regista nipponico “sospende” la computer graphic e restituisce la complessità salata del mare con la matita e settanta artisti che hanno disegnato a mano centosettantamila disegni. [...]
[...] Ogni opera prodotta dal genio di Hayao Miyazaki, ogni storia venuta fuori dalle sue matite è sempre un vero successo, ed è capace di colpire al cuore e tirar fuori il bambino che cè in ognuno di noi, aprendo e liberando il cuore da ogni peso. [...]
[...] Si dice che non ha un pubblico chiaro. Che i suoi film sono per bambini ma hanno contenuti troppo adulti e che però siano troppo infantili per gli adulti. La verità è che non è vero che i film di Miyazaki non sono adatti al nostro pubblico, ma che il nostro pubblico (adulto e infantile) si rifiuta di lasciarsi piegare dalla mancanza di certezze e punti fermi di questo cinema straordinario che spiazza e commuove. [...]
Ponyo il nuovo lungometraggio di Hayao Miyazaki. Uscito nelle sale Giapponesi a questo luglio 2008 DOVREBBE arrivare in Italia a marzo 2009 distribuito dalla Luky Red, mentre Totoro a Maggio 2009. Ecco la fonte.
Miyazaki ha sempre fatto sognare il proprio pubblico con suoi lungometraggi animati di una bellezza e stile inimitabile. Straordinaria è la sua capacità di realizzare ogni volta un capolavoro e poche sono le persone che conoscendolo non lo apprezzano. Le musiche, le animazioni, i disegni, le storie, hanno qualcosa di magico e fanciullesco, realizzate con una fantasia difficilmente uguagliabile e personalmente ritengo che siano un gradino sopra a tutte le altre opere cinematografiche Disneyane e non.
Miyazaki alla prima proiezione di Ponyo:
IL TRAILER:
Che nessuno osi scaricarselo! Abbiate rispetto del sacro e facciamo la nostra rispettosa offerta al Divino per ciò che ci viene donato dall’ alto dello Studio Ghibli.
Nella foto il regista e il protagonista
del film d'animazione Ari Folman.
CRITICA
Bello, bellissimo. Non capita spesso di vedere un film così, che vi meraviglia, commuove e lascia un emozione forte difficile da dimenticare. Sono quei flim più unici che rari, che si distaccano dalla monotonia dei format ormai sperimentati, quei film che escono al cinema quasi all’ombra dei grandi titoli commerciali ma voi decidete lostesso di andare a vederlo perchè vi ha incuriosito, e senza sperarlo ne rimanete positivamente stupiti. Qua ad Arezzo è uscito nel piccolo cinema Eden, ma non nelle grandi sale dell’ Europlex e questo mi dispiace molto.
Il film è realizzato con uno stile ed un animazione molto particolare, a volte “meccanica”, quasi le immagini fossero state “strappate dal fumetto” ed animate. Se nei primi momenti può stonare e non piacere, poi non è più importante, le immagini, le musiche ed i flashback del personaggio vi assorbiranno completamente nello strepitoso racconto.
Non è il solito film di guerra, non è un animazione per bambini creata per raccontare una evento terribile. Tecnicamente favoloso e “sperimentale” racchiude realisticità e drammaticità ricostruita attraverso i ricordi del protagonista ma lasciando allo spettatore le senzazioni e le riflessioni che riesce magistralmente a far scaturire senza cadere in commenti narrativi o scene d’azione esagerate. Semplice, bello, vero.
AMBIENTAZIONE STORICA
Settembre 1982. Guerra civile libanese. Bashir Gemayel, primo ministro del Libano, cade vittima di un attentato dei palestinesi. Le truppe falangiste cristiane piangono il loro ‘idolo’ e danno il via alla più atroce delle rappresaglie. Circa alle ore 18:00 di giovedì 16 settembre i falangisti cristiani entrano nei campi dei profughi palestinesi di Sabra e Chatila. L’ordine è di fare fuoco contro tutto e tutti, cadono indistintamente uomini, donne, vecchi e bambini. Successivamente le autorità libanesi dichiararono 460 vittime. I servizi segreti israeliani ne stimarono circa 800. La Croce Rossa calcolò dai 1000 ai 1500. Fonti filo-palestinesi ne contarono 3500. A quell’epoca Ari Felman, autore del bellissimo film Valzer con Bashir, aveva 19 anni ed era di stanza a Beirut con l’esercito israeliano corso ad appoggiare i cristiano-maroniti contro i filo-palestinesi.
A mio parere il più bel film della commedia italiana. Significativo e ricco di passione, grandi attori e favolosi scenari della Firenze e della Toscana degli anni ‘70 e ‘80.
AMICI MIEI
Una delle scene più significative (seconda scena):
“…Però è stata una bella giornata, bella libera, stupida. Come quando s’era ragazzi. Chissà quando ne capiterà un altra.”
Semplicità, gioia di vivere, amicizia. La scena che penso rappresenti di più il significato dei film. Sentimenti che non possono che essere malinconici di fronte alla durezza della vita. Ma sempre bellissimi.
Va notato un messaggio finale del film (frainteso molto spesso), un messaggio che dà al sentimento dell’amicizia un alto significato simbolico. I tre amici portano il conte Mascetti ai campionati di atletica per paraplegici: il conte Mascetti corre in carrozzina ed è ultimo nella competizione [...]
In realtà non è solo questo, la chiave corretta per interpretare quest’ultimo stralcio di pellicola è proprio nella definizione della commedia all’italiana. Infatti si nota che il Mascetti si è iscritto alla gara come rappresentante del Pisa e che sta perdendo la gara ‘di proposito’ per far figurare i Pisani ultimi in classifica; si tratta quindi dell’ennesima zingarata. Ricordiamo che i protagonisti vivono a Firenze, e non corrono buoni rapporti tra le due città. Negli attimi finali del film, quel sorriso traverso, strappato ad un uomo che credeva di essere ormai abbracciato dalle offese dell’età e della tragedia che l’aveva costretto all’inabilità, e quegli Amici che dimostrano quanto il loro legame sia profondo, continuando ad includere lo sfortunato Mascetti nelle loro trovate e ‘zingarate’, concludono l’ultima burla di questo capolavoro.
Lo spirito goliardico che sbeffeggia la morte, la tristezza, l’angoscia di vivere e (in questo caso) l’handicap fisico rimane ben scolpito nel cuore del gruppo, inossidabile a tutte le disavventure e al passar inesorabile del tempo.
Amici miei atto III (1985), per la regia di Nanni Loy, è l’ultimo episodio della saga dedicata ai terribili amici toscani.
Gli sceneggiatori sono gli stessi ma secondo la critica il risultato non riesce ad essere all’altezza dei precedenti episodi, girati da Mario Monicelli.
Non avendolo ancora guardato pubblico delle recensioni di altri siti, speravo di acquistare l’uscita del DVD in Italiano ma dato gli enormi ritardi non so se riuscirò ancora a resistere, mi è rimasto poco.
[...] Il primo settembre 2006, sulla rete giapponese SKYPerfecTV!, è stato trasmesso in anteprima Ghost in the Shell: Solid State Society, film animato della durata di 105 minuti creato dallo staff già autore della serie TV Stand Alone Complex. Inizialmente pensato per la sola distribuzione televisiva, GitS: S.S.S. ha in seguito goduto della distribuzione cinematografica per volontà di Bandai, principale produttore dell’anime. Si pensa che tale scelta sia stata dettata dalla necessità di far rientrare gli investimenti profusi per il lungometraggio, 360 milioni di Yen (3,2 milioni di dollari), cifra senza precedenti per un prodotto non destinato ai cinema. [...]
[...] Ancora una volta Kenji Kamiyama non si limita ad inscenare ottime scene d’azione, ma piuttosto calca pesantemente la mano sulle tematiche sociali: questa volta tocca all’invecchiamento della popolazione giapponese ed alle crisi che questo crea per lo stato e per le famiglie. [...]
[...] Una trama davvero ottima (a livello, se non migliore, di quella di Innocence) e piuttosto complessa, che non tralascia il classico tema delle personalità virtuali, rappresentazione ed emanazione degli esseri umani perennemente connessi in rete – questo sarà anzi un’altro dei nodi fondamentali della storia.
Il tutto condito dalla solita eccellente qualità dell’azione: memorabili le scene del duello tra cecchini con Saito e l’hacking subito da Togusa, che richia di perdere la propria figlia.
Non bastasse tutto questo, il solo fatto che ritornino i Tachikoma vale da solo il prezzo del film.
Sul piano tecnico, il disegno è di eccellente livello e le animazioni sono buone, anche se non ci si discosta di molto dalla qualità della seconda stagione della serie. [...]
si è svolto il 18 Aprile 2007 a Tokyo nel tempio Koyasan Betsuin, secondo il rito buddista.
Potete guardare alcune foto e video da questo sito.
Inoltre vorrei soffermare le vostre menti sui nuovi film di animazione che riraccontano la storia della prima serie di Hokuto no Ken, approfondendo alcuni argomenti in parte tralasciati nella prima serie, come ad esempio la storia di Yuria (Giulia) ed il suo cammino che la porterà in gran segreto a diventare l’ ultimo Generale di Nanto.
Lo spirito dell’ anime è immutato, crudeltà, onore e dolore, si scontrano in un mondo post-atomico, il disegno invece è migliorato notevolmente, mantenendo però perfettamente lo stile grafico del vecchio anime (molto disegnato con dettagli in stile fumetto, ombre date da righe nere invece che sfumatore di colori, favoloso, esattamente come lo avrei voluto). Film da vedere indiscutibilmente. Ecco due trailer per farvi un idea:
Ecco i film che sono usciti, e alcune informazioni giunte in mio possesso:
Film 1, Shin Kyuuseishu Densetsu Hokuto no Ken – Raoh Gaiden Junai-Hen :Storia su Shu e Souther.
Film 2, Shin Kyuuseishu Densetsu Hokuto no Ken – Raoh-den Gekitou no Shou :Storia su alcuni generali di nanonto, e lo scontro finale tra Raoh (Raul) e Ken.
Film 3, Shin Kyuuseishu Densetsu Hokuto no Ken – Shin Kyuuseishu Densetsu – Yuria Densetsu :Storia su Shin, una parte su Rey, Yuria (Giulia) e come arriva a diventare Generale di Nanto.
Film 4, Shin Kyuuseishu Densetsu Hokuto no Ken – Toki-den :Storia su Toki.
P.S. Nel caso mi fossi perso qualcosa fatemi sapere. Grazie e alè!
Pubblico le sigle un un piccolo pezzetto di questo immane capolavoro che ci ha cresciuti rendendoci forti e nobili nell’animo.
O voi popolo nato con lo Spirito Gipponese che vi scorre nelle vene, non dimenticate e portatene sempre vivo il ricordo. Non cedete mai alla tv ormai viziata fatta per bambinetti senza palle.
Finalmente, era da tempo che non vedevo un cartone così!
Questo di anime DISEDUCATIVO che da gusto nel guardarlo, è divertente, sadico, violento, volgare, con scene di azione in stile film americani dove l’eroe spara e colpisce sempre tutti e tutti sparano sempre e non colpiscono mai l’eroe (o quasi). Le donne (specie la coprotagonista) assumono spesso posizioni da vere porche, la vita delle persone non ha valore e la malavità è vista come un gioco dove ridere sadicamente. Nessuna pietà a chi chiede salva la vità, tutti corrotti, i deboli moiono. L’ eroe è il più cattivo e sanguinario. Insomma… FAVOLOSO! Alla facciaccia dell’associazione genitori e di quei buoni insegnamenti inutili, patetici e nauseanti che vorrebbe propinarci con la sua falsa purezza!
Un gusto che pochi riusciranno ad apprezzare appieno, specie i vecchi marci che devono fare dei cartoni e di tutti i piaceri dei giovani uno schifoso pretesto educativo dimenticando di lasciare a chi ha ancora energia nel sangue la gioia di dare sfogo a tutte le sue passioni, belle e brutte, affinchè ne prenda consapevolezza e sappia riconoscere la flebile linea che demarca il giusto, lo sbagliato, la finsione e il divertimento. E’ questa la roba che i nostri figli dovrebbero vedere, non i puffi trallallà! (scusate lo sfogo cazzo!)
La storia parla di un gruppo di “mercenari” e delle loro missioni, ovviamente spesso sporchi, bella e cattiva la puntata in cui devono consegnare un bambino rapito alla mafia colombiana, ma l’apice si raggiunge nella storia della puntata numero 7 (quella dove incontrano le suore commercianti di armi e droga). Forse troppo riflessivo nelle scene in cui riaffiora il passato del co-protagonista, l’anime riesce comunque a uscirne sempre dignitosamente senza ricamarci troppo e annoiare.