Demenza collettiva! Sembra di essere ai tempi dell’inquisizione, ma ci si rende conto che un gatto o un un cane sono animali come molti altri che mangiamo?
O forse penisamo che i gatti abbiano piu sentimenti?
O magari semplicemente essendo piu “carini” allora è sacrilegio trattarli alla stregua degli altri animali?
Forse il volgo viziato dal benessere moderno dovrebbe iniziare a rimpossessarsi di una visione più naturale delle cose che lo circondano e considerare tutti gli animali al giusto livello, quindi vivere la natura come tale, nel bene, nel male e nel crudele, apprezzandone in tutto ciò la “straziante e meravigliosa bellezza del creato”(Citazione.) senza sacrificare la propria inteligenza ad un buonismo di comodo.
Ipocrisia; quando si tratta di sacrificare l’ambiente o addirittura la nostra stessa salute per motivi ben più futili e quindi più ben più gravi, l’uomo non si pone scrupoli se in gioco ci sono certi interessi, ma l’importante è apparire umani agli altri umani.
Ogni essere vivente polvere era e polvere ritornerà, quindi è inutile che se la sbatta tanto. Maledetti idioti!
Troppi mediocri giornalisti si sono genoflessi al cospetto di corrotti datori di lavoro e politici negando il surriscaldamento climatico o comunque la sua causa umana. Ma adesso che anche Ban Ki Moon (segretario generale delle Nazioni Unite) lancia questo allarme la cosa cambia. Il dubbio che fomentava tanti ridicoli e servizievoli giornalisti è caduto. La gravità delle condizioni climatiche del nostro pianeta ora è una certezza.
Allarme di Ban Ki Moon il mondo va verso il precipizio.
L’allarme del segretario Onu alla Conferenza di Ginevra.
GINEVRA
«Il mondo va verso il precipizio»: è l’allarme sull’accelerazione del surriscaldamento climatico lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, interveuto alla Conferenza sul Clima a Ginevra, in Svizzera, che si conclude oggi.
2 SET – Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha espresso inquietudine per lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico. I dirigenti di tutti i Paesi, ha detto Ban parlando su un’isola dell’arcipelago norvegese delle Svalbard, hanno la responsabilita’ politico-morale di preservare l’avvenire del pianeta.
UNIVERSITA’ARIZONA: MANO UOMO NEL RISCALDAMENTO PIANETA
ROMA – C’é la mano dell’uomo nel rapido surriscaldamento del pianeta cominciato nello scorso secolo. Lo prova il primo studio che descrive dettagliatamente le temperature artiche negli ultimi duemila anni e che sarà pubblicato su Science. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Darrell Kaufman della Northern Arizona University, grazie a documenti geologici e biologici prelevati dai laghi artici, a carote di ghiaccio, agli anelli degli alberi e a simulazioni. Queste informazioni hanno permesso di ricostruire la storia delle temperature della superficie artica negli ultimi duemila anni, decade per decade.
Questa cartina ha svelato un trend delle temperature artiche che é andata verso il raffreddamento fino al ventesimo secolo ma poi improvvisamente negli anni ’50 l’andamento si è invertito. L’evento di raffreddamento, spiegano i ricercatori, è coinciso con la riduzione dell’insolazione solare generata dal cambiamento dell’orbita della Terra, ma nonostante l’insolazione sia rimasta costante, negli ultimi 50 anni, in concomitanza con l’accumulo dei gas serra in atmosfera, si è verificato un aumento delle temperature artica di 0,7 gradi, centigradi con relativo processo di scioglimento dei ghiacci. “Una incongruità – osserva Kaufman – che fornisce evidenze dell’influenza dell’uomo sul cambiamento climatico”.
Dallo studio, che è durato cinque anni fra la raccolta dei campioni e l’elaborazione dei dati, è emerso che sono gli ultimi dieci anni ad essere i più caldi da duemila anni a questa parte, con temperature più alte di 1,4 gradi rispetto a quelle che ci sarebbero dovute essere se il trend di raffreddamento non si fosse interrotto. In particolare l’Artico, osserva uno degli autori, Jonathan Overpeck dell’Università dell’Arizona a Tucson, “é molto sensibile ai cambiamenti climatici causati dall’uomo e il nostro studio lo dimostra”. Inoltre, aggiunge, qui, “appena le temperature salgono e il ghiaccio si scioglie il surriscaldamento accelera perché c’é meno ghiaccio a riflettere energia solare nello spazio e la terra nuda assorbe i raggi solari facendo aumentare ulteriormente le temperature”.
Vorrei segnalare segnalare un documentario meraviglioso, il 5 Giugno 2009 (Giornata mondiale dell’ambiente)vi è stata l’anteprima mondiale in contemporanea in 87 paesi. In Italia è stato trasmesso su Rete 4 in seconda serata.
[...] Il film Home La nostra Terra è stato girato da Yann Arthus-Bertrand e co-prodotto da Elzévir Films e EuropaCorp, compagnia di Luc Besson. [...] Il film, che È STATO PRODOTTO SENZA FINI DI LUCRO, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili. [...]
Più di un semplice film questa produzione rappresenta un vero e proprio evento ambientalista globale, per il carattere simultaneo, gratuito e multipiattaforma che ne caratterizza la diffusione.
Accrescere il livello di consapevolezza sulla responsabilità di ogni individuo nei confronti del Pianeta è l’ambizioso progetto del regista e dei produttori. I guadagni verranno donati a Goodplanet.org, mentre le emissioni di gas serra, causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero verranno compensate attraverso il sostegno di progetti non inquinanti.
A primo impatto il film può apparire un semplice documentario sulla falsa riga di quello proiettato dalla Disney in tutti i cinema solo 13 giorni prima dell’uscita di Home, in realtà il film non si limita a descrivere solo la vita degli animali in quei ambienti naturali ancora incontaminati. Parlando della Nostra Terra, non si può in effetti ignorare l’impatto che l’uomo ha avuto su di essa.
Per questo il film, si divide sostanzialmente in tre parti composte da favolose riprese del nostro pianeta, composte non solo da paesaggi e ambienti naturali incontaminati, ma anche dalle grandi opere dell’uomo, delle varie civiltà e degli effetti che esse ha lasciato sul pianeta, il tutto accompagnato da bellissime musiche classiche molto azzeccate e dalla voce narrante.
La prima parte del film tratta la nascita della terra e dell’armonia tra ambiente e essere viventi che si è sviluppata. Nella seconda parte entra in scena l’uomo, le sue civitltà, da quelle che ancora vivono in stretta simbiosi con la natura, a quella moderna dal grande impatto inquinante. Il film a questo punto è molto crudo e “triste”, maturo e mai eccessivo. Il film non è solo una critica banale e fine a se stessa, infatti nella la terza ed ultima parte il documentario su sposta ad analizzare i nuovi e positivi cambiamenti che l’uomo ha fatto negli ultimi anni a favore dell’ambiente che pur se compromesso può ancora essere in parte salvato.
ATTENZIONE!Il film HOME LA NOSTRA TERRA non va confuso con il film documentario della DisneyNatrure intitolato “Earth, La nostra terra” uscito il 22 Aprile 2009 nei cinema Italiano, dalle immagini molto suggestive ma lontano dai problemi globali.
La diossina ha un impatto cancerogeno, provoca malformazioni e patologie terribili.
L’allarme diossina lanciato negli scorsi anni dal movimento ambientalista tarantino aveva un
fondamento. Lo dimostrano i dati dell’Arpa che ora vengono anche commentati e accompagnati
da una serie di importanti proposte operative per ridurre le emissioni di diossina. (Fonte: PDF Comunicato stampa del “Comitato per Taranto )
LIMITI MASSIMI PER LEGGE PER LA DIOSSINA (nanogrammi/metrocubo):
LIMITE CEE PER LA DIOSSINA
0,4
LIMITE ITALIANO INCENERITORI
0,1
LIMITE ITALIANO POLI SIDERURGICI
100,0
EMISSIONE IMPIANTO SIDERURGICO ILVA
4,0
Ad esempio altri paesi come Austria e Germani hanno un limite unico o similare per la concentrazione della diossina che comunque rientra nelle norme europee (giustamente), questo è di 0,2. In Inghilterra è di 0,1 mentre per l’Olanda varia da 0,1 a 04.
Nuovo record: a Taranto il 90,3% della diossina nazionale
Il dato è stimato rispetto alle emissioni complessive stimate per la grande industria. All’Ilva il primato nazionale per PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-pfurani). Recentemente l’Espresso ha fatto scoppiare il “caso Taranto” a livello nazionale segnalando che a Taranto si concentrerebbe il 30% della diossina italiana. Tale notizia si basava sui dati europei del 2002 del Registro Eper (European Pollutant Emission Register). Si allega il Dossier integrale in formato PDF con la storia di una mamma il cui bambino è nato con una malformazione. La diossina, anche in dosi infinitesimali, provoca malformazioni.
Il prologo (ma non fermatevi a questo, il filmato completo è il secondo):
Le scelte dei nostri acquisti e dei prodotti biologici non cambia solo il futuro dell’ ambiente, ma aiuta gli allevatori, il nostro borsello, e la nostra salute; cambia il futuro della politica! Troppi credono che un pomodoro biologico contenga le stesse sostanze di un pomodoro coltivato con agricoltura intensiva e chimica. I terreni sterili coltivati chimicamente rappresentano 1/3 dell’effetto serra e non potranno produrre in modo naturale per decenni. Piu del venti percento del prodotto consumabile viene buttato negli inceneritori. Guardate il filmato, tutto.
Greenpeace ogni 3 mesi, stipula un rapporto sulle più grandi aziende a livello mondiale che operano nel campo dell’ elettronica (computer, console, cellulari, elettrodomestici, ecc..), in esso si riassume con un punteggio compreso tra 0 e 10 il livello di rispetto ambientale di tali aziende, basando principalmente la valutazione nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti elettronici e dell’utilizzo di sostanze pericolose.
Meno 20mila ettari al giorno, per un totale di 7,3 milioni di ettari all’anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il recente rapporto della FAO “Lo Stato delle Foreste nel Mondo”. Dal 1990 al 2005, la Terra ha perduto il 3% del suo territorio forestale totale (che copre circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30% della superficie del Pianeta), un calo medio di quasi lo 0,2% l’anno.
I boschi hanno rilevanza a livello geologico: assicurano stabilità del terreno circostante, proteggendolo dall’azione distruttiva di piogge, frane, valanghe o sabbie (a seconda della posizione geografica in cui è presente). Le radici, inoltre, diramano le falde acquifere, sotterranee, e spesso anche il letto dei fiumi. Contribuiscono all’assorbimento dei gas nocivi, restituiti puri alla natura. La loro altezza, ammirabile anche dal punto di vista estetico, permette l’assorbimento di elettricità in caso di temporali.
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Il disboscamento, o deforestazione, consiste nell’abbattimento degli alberi per motivi commerciali o per sfruttare il terreno per la coltivazione. Questo sistema arreca gravi danni all’equilibrio dell’ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la distruzione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l’habitat della foresta pluviale accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un’altra area. Inoltre l’utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo causando danni ancora più gravi. Questo fenomeno, purtroppo ancora molto frequente nella foresta amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al polmone verde della Terra. I paesi maggiormente interessati da questo fenomeno (spesso anche connesso con attività illegali) sono Cina, Colombia, Congo[1], Brasile, India, Indonesia, Myanmar, Malesia, Messico, Nigeria e Thailandia, che insieme compiono più del 70% di diboscamento mondiale.
Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono:
Il Loris tardigradus vive nelle foreste dell’India meridionale e dello Sri Lanka, è un quadrupede arboricolo molto raro, un piccolo primate (è lungo circa 200-250 mm e pesa 100-300 grammi) caratterizzato da degli occhioni sporgenti.
Si nutre di insetti, lucertole, uova di uccelli e occasionalmente di invertebrati, bacche e foglie.
E’ uno dei tanti animali a rischio estinzione e la cosa che probabilmente colpisce di più sono le cause di questo rischio.
E’ infatti decimato da una caccia secolare per le sue presunte qualità di afrodisiaco, rimedio per l’asma e per fungere da bambola voodoo vivente …
Ad aggiungersi alle sofferenze occorse a questo animaletto senza coda che sta su un palmo di mano , oggi c’è l’invasione dell’uomo nel suo habitat naturale: costretto ad avvicinarsi alle zone urbane, lì è cacciato dai superstiziosi che lo considerano un portatore di jella.